PAROLA COME CREAZIONE

Giulia Scandolara articolista copywriter

PAROLA COME CREAZIONE

Giulia Scandolara copywriter

Autrice: Giulia Scandolara

 

Ancora vibrano, nel corpo, le parole dei famigliari. A volte sono mòniti, che si trasformano in maledizioni, credenze permanenti. Ma interiormente c’è spazio anche per il calore della parola buona. A volte sembra sbiadire velocemente, mentre il pensiero si ostina a riflettere sulle ombre, sui messaggi pungenti.

 

Si accede spesso a una fonte antica, dove zampillano ciclicamente varie frasi, passate e presenti. Come si cancellino le male parole ricevute è per certi versi un mistero o un lungo viaggio solitario. Altre volte restano nell’involucro personale, come un ricordo vuoto. Sono scaricate dal dolore, ma sono aggrappate lo stesso alla coscienza, depositarie di una reminiscenza.

 

T’hanno dato della pazza, del pazzo, non studiavi abbastanza. T’hanno detto che non saresti stat* in grado. E tu, lì, a bere alla fonte antica. Si è circoscritto lo spazio dell’azione, il campo libero del saper pensare. E hai bevuto ancora un altro sorso alla fonte.

 

DISTURBARE

La manomissione delle parole disturba la vita. Sciupa la carica esistenziale che serve per compiere il proprio viaggio. Disperde le poesia dell’unicità personale e la stronca sul nascere. Nella manomissione delle parole la creatività va al contrario, i gesti formativi del linguaggio si sciupano. E si rimane soli, interrotti nel discorso intimo di sè.

 

Ne deve nascere un tappeto da preghiera, un luogo sottile dove sdraiarsi a riposare, per ripararsi. Un tappeto ricostituente che rinsaldi i piedi alla persona. Perchè le parole amare distruggono i passi, spezzano le ossa. Le parole acerbe degli sprovveduti, per chi le riceve, sono intimamente legate al non avanzare più.

 

Se non si sta bene interiormente non si può parlare bene. Interiormente, allora, ci si predispone al fare ritorno, al ricucire le ferite con parole di balsamo e miele. Non si perde altro tempo. Si può iniziare una nuova narrazione. E custodirla come un seme sarà dovere. Sarà la parola data a se stessi, per ricominciare a muovere il passo.

 


 

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