PERCHÉ LA POSITIVITÁ TOSSICA CI LOGORA

Giulia Scandolara scrittrice, copywriter

PERCHÉ LA POSITIVITÁ TOSSICA CI LOGORA

Giulia Scandolara copywriter

Autrice: Giulia Scandolara

 

 

Per toxic positivity si intende l’insieme di atteggiamenti che esaltano appunto una positività tossica. Anche quando la persona è nello sconforto, ad esempio, la si invita a sorridere, potenziarsi, restando “sù di morale”.

 

La positività tossica si traduce nel non voler parlare delle ombre emotive, nell’incentivare oltremodo il pensiero che, in fondo, basti farsi coraggio, pensare al meglio e accedere alle proprie risorse.

 

LE ORIGINI

Alcuni pionieri di quella che viene definita come ‘psicologia positiva’ sono lo psicologo ungherese Mihály Csíkszentmihályi e lo psicologo americano Martin Seligman. Ma le derivazioni più impattanti del pensare positivo si devono al fenomeno del coaching. Attraverso le tecniche di coaching – professione nata principalmente in ambito sportivo – si affianca la persona, per implementarne resistenza e performance.

 

La deriva principale del pensare positivo “alla Tony Robbins” – uno dei più famosi life coach e motivatori – è che in parte si mente a se stess* in relazione alle proprie profondità.

 

Secondo il californiano Timothy Gallwey, poi, uno dei padri del coaching, il gioco interiore della mente può portare sostanzialmente o al successo o al fallimento. Ma la faccenda è decisamente più complessa. Non solo: anche le ombre orientano, ci difendono e lavorano per la nostra integrità identitaria.

 

IL VALORE DELLA COMPLESSITÁ

La vita è fatta di una complessità struggente e non è difficile ricordare testimonianze viventi di quanto le ombre ci avvicinino al senso dell’esistenza (miti, favole). Perchè in fondo, è da mettere in luce: ciò che attira della positività e del pensiero motivazionale è la sua promessa di farci acquistare un senso, una direzione nella nostra vita.

 

Siamo attratt* dall’inquietudine di personaggi come Vincent Van Gogh, Frida Kahlo. Leggiamo storie di violenza o guardiamo fiction che parlano di droga e conflitti. Che cosa racconta, questo, di noi? La persona si individua oscillando tra posizioni dicotomiche. Sono necessarie. E spesso, oscillando tra positività e paure, si resta senza risposte. Esistere è prettamente questo essere vulnerabili, incerti e sì, senza risposte.

 

SORRISI E DUBBI

La “vera verità” del senso della vita è che per la maggior parte del tempo si è incert*, sfiduciat*, tristi o rammaticat*. A tal proposito il punto è intendere le comunicazioni “non ufficiali” delle nostre ombre. La tristezza può segnalare il desiderio di un cambio lavorativo. Il rammarico può chiedere alla persona di elaborare la propria delusione in merito a una questione personale.

 

Se devieremo i dubbi, le ansie, le preoccupazioni, rimettendo tutto nelle mani della positività ad ogni costo, non sapremo mai quali suggerimenti abbiano per noi questi panorami incerti.

 


 

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