IL SENTIMENTO DEL SACRO

IL SENTIMENTO DEL SACRO

Giulia Scandolara copywriter

Autrice: Giulia Scandolara

 

 

Nella complessità della crescita personale, una via importante è il sentimento del sacro. Ma cosa sia realmente ‘sacro’ è ancora oggi un dibattito aperto. Non è raro imbattersi in costrutti pressapochisti o idee astruse, nel mondo dell’evoluzione spirituale. Per questo motivo la persona che – esplorando la propria conoscenza – approda all’esigenza del sacro si trova spesso in un terreno non privo di confusione. É bene iniziare a fare luce.

 

A monte della breve riflessione filosofica che segue va ricordato il significato etimologico della parola sacro: ciò che è legato ad un valore trascendente; per estensione, inviolabile.

 

QUI E ALTROVE

Nei percorsi spirituali si frequenta spesso uno spazio Altro, rispetto alla quotidianità. Sacro, in effetti indica anche qualcosa di separato dal comune. Non per questo, però, a mio modesto avviso, si deve credere che il sacro risieda sempre o solo nell’Altrove. Nelle religioni sono sacre le scritture, la terra quanto i cieli, la preghiera come invocazione e gesto di comunione con il sacro stesso. Ancora, sacro è il rito, che permette di fare offerte all’Altrove stesso.

 

Il tema del sacro non si esaurisce quindi nell’Altrove, ma trova riscontro anche nella pratica, nei testi, nella normalità terrena dell’invocazione, della speranza e della preghiera (o meditazione). Risiede nel momento in cui, con gesti e parole, ci si rilega a “qualcosa” che governa il mondo. Il mondo stesso.

 

IL RITO E LA CRESCITA PERSONALE

Fin dalle società primitive il rito serviva a questo, ovvero a ridurre la distanza tra l’alto (sfera celeste) e il basso (sfera terrestre). In sostanza, attraverso vari ponti, artificiali, naturali, orali, l’essere umano come specie ha fortemente cercato la comunicazione con il mistero della creazione.

 

Oggi, nella crescita personale si riscontra ancora, per fortuna, la medesima esigenza di credere e comunicare con il sacro. Il punto è come farlo, come muoversi in terreni sicuri ma evocativi, per vivere davvero bene la nostra esigenza del fare anima nel quotidiano.

 

SCIENZA ED EVOLUZIONI

Come spiega bene Isabelle Stengers la scienza moderna si muove spesso sul terreno umano come potere assoluto e con pretesa autoritaria. Ne segue una negazione di voci altre da sè e non scientifiche, nella conoscenza di sè. Ma le cose stanno cambiando. La scienza stessa ad esempio ha confermato la validità della meditazione nei disturbi d’ansia. Il Reiki è entrato come cura complementare in molti ospedali.

 

L’arteterapia, come tante altre discipline ha dovuto superare decenni di scetticismo prima di ricevere il “bollino di conferma” da parte dell’OMS. Oggi, a distanza di un secolo dalle fitte ricerche delle prime artiterapeute in tempo di guerra, possiamo finalmente dire che l’arteterapia è una pratica valida nella cura di sè, e se ne ricevono sostanziali benefici.

 

Nel mondo della crescita personale, intanto, soprattutto dagli anni 60 del ‘900 sono state introdotte varie discipline per entrare in contatto con se stess* e il mistero della vita. Il concetto di corpi sottili, la comunicazione con presunti angeli e arcangeli sono temi sdoganati. E il pensiero diffuso è che ciascun* possa accedere al bacino delle “discipline olistiche”, annessi e connessi traendo delle autonome convinzioni o stabilendone usi di cura e connessione con il sacro del tutto personali.

 

IL DILEMMA

Se già la ricerca di sè si complica qui, ovvero tra scienza, discipline olistiche, meditazioni e cristalli, che ne è di noi quando vogliamo parlare di sacro e spiritualità? E come si colloca il sacro in relazione alla scienza? Se la religione può esistere, per logica non si può tacciare di cialtroneria strumenti come la cristalloterapia o l’uso del tarot. Giusto? In realtà il confine è labile e il punto è che il sacro non si discerne solo a partire dallo strumento o dal contesto, bensì dalla predisposizione e coscienza della persona.

 

Il mondo è pieno di persone che hanno ucciso per religione (partiamo dalle crociate?) guidate da voci di angeli che hanno ordinato loro di sacrificare la vita umana. Il territorio stesso della cura ufficiale ha dimostrato di non essere sempre un luogo sicuro. Ed il caso di Bibbiano ha dimostrato come anche uno psicoterapeuta possa essere un cialtrone.

 

LA DOMANDA BUONA

La domanda buona è forse “come vivere il sacro con coscienza”, sapendo riconoscere ciò che è tale, ben oltre gli strumenti. Ora possono essere gli strumenti abusati delle discipline olistiche, ma anche l’eccessivo uso del lume della ragione. Il punto non è ad esempio demonizzare tarocchi o cristalli, credere nei corpi sottili o no, essere pro-scienza o anti. Il punto è dove per noi si collochi il sacro, nella complessità dei livelli del reale e del simbolico, ma con coscienza.

 

Sacro, per i nativi americani era rispettare la terra e le praterie, non violare uno spazio libero e naturale. Sacro era il tempo del bucato e la predisposizione d’animo alla collettività. La discriminante, quindi è posta in essere dall’atteggiamento interiore. Perchè è innegabile che l’essere umano abbia bisogno di cercare l’anima delle cose e di sè, il movimento misterioso dell’esistere.

 

Sono evocativi di spiritualità la viandanza, il silenzio, l’arte, il racconto delle storie, i miti e la poesia. Infine, ciò che si propone è aprirsi a un dibattito rispettoso, sul sacro, per evitare di mistificare la propria sana esigenza del sacro stesso. Buono è il bisogno di spiritualità. Da osservare è la strada che si pratica, per contattare il regno dell’invisibile. Se il paradigma occidentale è il mondo scientifico è vero ed è confermato dai fatti che nessuno ha voglia di credere solo nella scienza. Ma il punto è saper governare bene la propria connessione con il mistero della vita.

 

IL SENTIMENTO DEL SACRO

Il sacro, inteso come sentimento della vita (dove “sentimento” è più che mai un verbo) ci obbliga ad usare coscienza e conoscenza, a confrontarci con gli altri, a rompere il tabù del sacro stesso, fra quotidiano e rituale, per evitare di cadere nella mistificazione. Se ancora oggi il dibattito a riguardo non si risolve, non ci resta che il dibattere stesso. Esso è quindi forse un modo per invocare il rilegarsi di alto e basso.

 


 

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