DONNE SOVVERSIVE

iulia Scandolara scrittrice, copywriter e articolista

DONNE SOVVERSIVE

Giulia Scandolara copywriter

Autrice: Giulia Scandolara

 

 

Simone de Beauvoir1 scriveva: “non dimenticate mai che è sufficiente una crisi politica, economica o religiosa per mettere in discussione i diritti delle donne”. Lo scenario della pandemia da Covid-19 è “quella” crisi, non solo politica ed economica, ma anche sociale, che sta ridiscutendo il posto delle donne.

 

Lo spazio delle donne nel mondo si è ulteriormente rimpicciolito. E molte di noi, con le restrizioni causate dall’emergenza sanitaria hanno scoperto che il proprio campo d’azione è in realtà composto da un’infinita serie di doveri, scarse certezze e rari diritti.

 

ADDOMESTICATE

Lo sguardo si appoggia, nella fattispecie, all’addomesticamento del femminile. Questo, non è un fenomeno causato dall’attuale scenario pandemico. Piuttosto, nell’attuale scenario stiamo scontando il prezzo di tutte le battaglie non fatte, le cose non recriminate, tutto ciò che negli anni ci siamo lasciate andar bene. Inoltre, si stanno perdendo diritti già conquistati in passato dal femminismo.

 

Il femminile addomesticato è un panorama ridotto – in brandelli – dove la creatività ed il potere sono negati. A volte sono le stesse donne ad auto-privarsi dei propri doni. Molte hanno dimenticato – o non sanno – come essere sovversive per se stesse, non potendosi quindi volgere al recupero delle proprie ampiezze espressive. Ed essere donne sovversive è un valore. Equivale inoltre a lasciare una scia, una traccia attiva per altre donne, nel mondo. Questo fa il femminismo.

 

La rabbia è stato il motore di molte battaglie femministe. Ma quando le donne “perdono gli artigli e la coda”, per citare Clarissa Pinkola Estès2 finiscono schiacciate, compresse tra violenza ed educata sottomissione.

 

RECUPERARE

Dall’amaro panorama ne nasce un quesito, ovvero come recuperare gli artigli. Servono, questi, per uscire dalla dimensione delle donne sempre disponibili e accondiscendenti. Non è che un costrutto del patriarcato, la sottomissione. Un cibo amaro introiettato e digerito dalle donne stesse. Sovversive si diventa quando ci si spinge ai margini oscuri della conoscenza di sè.

 

Bisogna quindi intraprendere un recupero delle proprie ossa, come diceva sempre la Estès in Donne che corrono coi lupi. Recuperando le proprie mani, la pelle e la struttura del proprio singolare modo di essere donna si può tornare integre. Coloro che fanno il viaggio di recupero di sè si scoprono sovversive. Il recupero del femminile non è che la liberazione di tutto ciò che, negli anni è stato messo a tacere: forza, potere trasformativo, capacità di generare cambiamenti sociali e lavorativi, espressività libera.

 

Bisogna imparare a stare vicine alla natura selvaggia, lasciando simbolicamente morire – nella trasformazione spirituale e buia – la fragile bambina. Occorre nutrire l’intuito, ascoltandolo, usando la rabbia per le proprie passioni, con animo. Spiega la Estés: “essere forti non significa avere i muscoli rigonfi. Significa andare incontro alla propria numinosità senza fuggire, vivere attivamente con la natura selvaggia a modo proprio. Significa essere capaci di sopportare quanto sappiamo. Significa star ritte e vivere”.

 

STREGHE

Essere donne sovversive non è possibile, se non si famigliarizza con le ombrosità del femminile. A tal proposito ho trovato interessante il recupero letterario della stregoneria, da parte di Jude Ellison Sady Doyle. Nel suo libro Il mostruoso femminile spiega bene che “la stregoneria non era solo un modo per acquisire poteri magici, bensì un’attività profondamente politica. Le streghe sono donne che esercitano un’influenza sociale ed economica, che ottengono sempre ciò che vogliono e non è saggio liquidare o sminuire”.

 

La metafora della strega ci offre un modo per immaginare il potere femminile, senza togliere gli artigli alle donne. Oggi si dipinge una leadership femminile “per sua natura più gentile e meno egoistica”. Essere donne sovversive significa piuttosto recuperare il messaggio del femminile, integralmente. Senza cadere di nuovo nella carineria a tutti i costi. Occorre sapere che il potere viene anche esercitato anche attraverso gli artigli, senza la repressione della rabbia, quindi senza l’addomesticamento.

 

Lo si specifica, questo non è un invito a vivere sempre e tutto attraverso la rabbia. E non è un incentivo a graffiare il mondo senza motivi. Il punto è piuttosto riuscire ad intendere che anche rabbia ed artigli servono e sono indispensabili per la protezione di sè e per la protezione del proprio spazio. E questo “riprendere gli artigli” fa parte del risveglio delle donne sovversive. Ogni volta che si invita una donna ad essere gentile è probabile, di contro, che la si stia semplicemente “rimettendo al proprio posto”.

 

 

 

[1]. De Beauvoir S., Il secondo sesso, Il Saggiatore, 2016

[2]. Pinkola Estès C., Donne che corrono coi lupi, Frassinelli, 2009

[3]. Sady Doyle J. E., Il mostruoso femminile. Il patriarcato e la paura delle donne, 2021

 


 

Contattami se cerchi articolista e copywriter SEO